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Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno a causa della fame, della denutrizione e delle malattie ad essa collegate. Di queste circa 18.000 sono bambini. Ciò significa che ogni settimana muoiono circa 170.000 persone, ogni mese circa 700.000, ogni anno quasi 9 milioni. In totale, un miliardo di individui non ha cibo a sufficienza, mentre un altro miliardo consuma carne in maniera smodata.

E' questo il problema di fondo: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L'attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine, e altri nutrienti necessari.

Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, occorrerebbe solo consumare direttamente i vegetali, anziché usarli per nutrire gli animali, con un grave spreco e ridistribuire le risorse in modo equo.

Il problema della ridistribuzione delle risorse non è causato soltanto dallo spreco dovuto allo smodato consumo di carne da parte dei paesi ricchi, è sicuramente più ampio, ma questi specifici sprechi vi contribuiscono in maniera significativa.

Nei paesi poveri sono state incentivate le produzioni di cereali destinate ad essere esportate e successivamente utilizzate come mangime per l'allevamento intensivo del bestiame, bestiame che si trasforma in tonnellate di carne e va a costituire la dieta

squilibrata del Nord del mondo, dove l'emergenza sanitaria è ormai costituita dall'obesità e da tutte le malattie connesse alla sovralimentazione e all'eccessivo consumo di prodotti animali, mentre il Sud del mondo si vede sottrarre le proteine vegetali con cui potrebbe garantire la sopravvivenza ai suoi figli.

N egli Stati Uniti, il 70% dei vegetali (cereali e semi oleosi) usati vanno a nutrire gli animali, in Europa il 55%, in India solo il 2%. Su scala mondiale, quindi, un terzo dei cereali e tre quarti della soia prodotti globalmente sono destinati a nutrire gli animali anziché gli esseri umani.

Basandosi su consumi pari a quelli statunitensi attuali, un raccolto di 2,2 miliardi di tonnellate di vegetali può nutrire solo 2,75 miliardi di persone (su 6 miliardi che popolano il pianeta). Questi dati dimostrano che,se tutti adottassero un modello di consumo come quello oggi imperante nei paesi occidentali, il pianeta non potrebbe reggere. Lo stesso raccolto potrebbe nutrire 11 miliardi di indiani (i quali hanno un consumo pro-capite di carne di molto inferiore a quello dell'occidentale medio), un numero maggiore dell'attuale popolazione mondiale.

Sei miliardi di umani, tanto carnivori quanto il cittadino medio occidentale, richiederebbero il doppio delle terre emerse esistenti, perché sarebbe necessaria una quantità di cereali pari a più del doppio dell'attuale produzione.

Eppure, il consumo e la richiesta di carne sono in continuo aumento, poiché nei paesi in via di sviluppo il nutrirsi di carne è visto come uno status symbol.

L'International Food and Policy Research Institute (IFPRI) prevede uno scenario insostenibile per il 2020:

  • la domanda di carne nel sud del mondo sarà doppia rispetto al 1995;
  • la domanda di carne di maiale triplicherà in Asia e raddoppierà in America Latina e Africa;
  • in occidente, vi sarà un aumento del 25% rispetto agli attuali consumi già spropositati;
  • lo squilibrio rimarrà sempre elevato: Asia meridionale 8,5 kg di carne annui pro-capite; Africa sub-sahariana 11,2; Medio Oriente e Nordafrica 26,4; Sud-est asiatico 26,9; Asia orientale 63,7; America Latina 64,3; paesi occidentali 85,3;
  • i cinesi copriranno un quarto dell'aumento globale della domanda di cereali e due quinti dell'aumento della domanda di carne.

 

Secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, l'Europa è in grado di produrre abbastanza vegetali da nutrire tutti i suoi abitanti, ma non i suoi animali. Solo il 20% delle proteine vegetali destinate agli animali d'allevamento proviene dall'interno, il resto viene importato dai paesi del sud del mondo, impoverendoli ulteriormente, e sfruttando le loro risorse ambientali.

Ad esempio, l'Etiopia, paese in cui la morte per fame è all'ordine del giorno, anche durante i periodi di carestia esportava semi oleosi per il consumo animale, anziché destinare lo stesso suolo a coltivazioni per il consumo umano diretto.

Il Brasile conta 16 milioni di persone malnutrite. Ed esporta 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali -1000 kg di soia l’anno per ogni individuo malnutrito. Inoltre vende all'estero carne bovina e animali vivi.

 
Le coltivazioni di soia prendono il posto di quelle di mais e fagioli neri destinati all'alimentazione locale, facendo così aumentare i prezzi e facendone diminuire la disponibilità.

In Colombia, 40 milioni di ettari sono lasciati a pascolo dai latifondisti per allevare animali, mentre solo 5 milioni sono coltivate da piccoli agricoltori.

Il Messico coltiva una quantità sempre maggiore di sorgo a uso animale: 25 anni fa, il bestiame consumava il 6% della produzione totale di cereali, oggi più del 33%. In un paese in cui milioni di persone soffrono di denutrizione cronica.

L'India, paese vegetariano per tradizione, sta iniziando a occidentalizzarsi e a consumare più carne, ed inoltre esporta il 75% della carne che produce (anche se non bovina) nei 50.000 macelli nati negli ultimi anni.

I prodotti animali che il sud del mondo esporta verso il nord provengono sempre da allevamenti intensivi di pochi ricchi proprietari, o da allevamenti estensivi dei grandi latifondisti, che arricchiscono poche persone, impoveriscono l'ambiente naturale e affamano la popolazione locale.

I problemi del mondo su un piatto: per Jeremy Rifkin la produzione di carne sta facendo ammalare i ricchi e morire di fame i poveri

In un articolo apparso il 17 maggio 2002 sul quotidiano britannico The Guardian, Jeremy Rifkin, autore del best seller Ecocidio e presidente della Foundation on Economic Trends, comincia a bacchettare i potenti che in giugno si riuniranno a Roma in occasione del World Food Summit.

Uno dei punti principali dell'incontro romano sarà la progettazione di un metodo sostenibile per lo sviluppo e il nutrimento del quasi un miliardo di persone attualmente sottonutrite, precisa Rifkin e continua considerando come il menu dei pranzi ufficiali e delle riunioni delle ONG sarà più interessante dell'ordine del giorno del summit.

Ci si aspettano infatti pasti basati sul consumo di elevate quantità di carne, sostiene l'economista americano, e in ciò risiederà la contraddizione. Centinaia di milioni di persone soffrono la fame perché gran parte del terreno arabile viene utilizzato per coltivare alimenti destinati agli animali da allevamento, che sono tra i convertitori di cibo più inefficienti. Negli Stati Uniti, ogni anno 157 milioni di tonnellate di cereali, di legumi e di proteine vegetali adatte al consumo umano vengono destinate al bestiame per produrre 28 milioni di tonnellate di proteine animali per il consumo umano.

Più le multinazionali cercano di capitalizzare sulle richieste di carne provenienti dai paesi ricchi, spiega l'articolo, più aumenta la richiesta di cereali per nutrire gli allevamenti e più la decisione di utilizzare i terreni per la realizzazione di un ciclo alimentare artificiale provoca la miseria di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Un acro di cereali produce cinque volte più proteine di un acro riservato alla produzione di carne; i legumi (fagioli, piselli, lenticchie) possono produrre 10 volte più proteine.

Le multinazionali che producono i semi, i pesticidi, allevano gli animali "da carne", controllano anche la macellazione, i canali di distribuzione e di vendita e sono decise a sostenere i vantaggi del bestiame alimentato a cereali. Nelle campagne pubblicitarie adattate ai paesi in via di sviluppo i bovini e gli altri animali alimentati a cereali si identificano rapidamente con il prestigio della nazione. La salita sulla "scala proteica" si trasforma, secondo Rifkin, in un segnale di successo della nazione stessa. Ampliamento e diversificazione della fornitura di carne sembrano costituire il primo passo: si inizia con strutture per la produzione di polli in batteria - il sistema più veloce e meno costoso di fornire proteine non vegetali - poi, a seconda dello stato dell'economia interna, si sale sulla "scala proteica" fino ai maiali, al latte e ai latticini, ai bovini allevati a erba, per concludere, se possibile, con i bovini alimentati a cereali.

L'incoraggiamento nei confronti di altre nazioni a agire in base questi schemi favorisce gli interessi delle industrie americane del settore agro-alimentare, infatti i due terzi di tutto il grano esportato dagli Stati Uniti, spiega ancora Rifkin, vanno a nutrire il bestiame piuttosto che le persone in stato di denutrizione o malnutrizione. Milioni di acri di terra del terzo mondo si utilizzano solo per produrre alimenti per gli allevamenti europei, mentre circa l'80% dei bambini denutriti e sottonutriti vive in paesi con eccedenze di produzione alimentare, gran parte delle quali viene destinata agli animali che saranno mangiati dai consumatori "ricchi".

L'ironia del sistema attuale e la contraddizione di base, conclude Rifkin, sono rappresentate dai milioni di consumatori occidentali che stanno morendo a causa di malattie tipiche della società del benessere (infarti, ictus, diabete, cancro), conseguenza dall'ingozzarsi di carni grasse, risultato dei mangimi a base di cereali, mentre nel terzo mondo si muore per le malattie della povertà, a causa dell'impossibilità ad accedere ai terreni e coltivare cereali per le famiglie.

E' ormai giunto da molto il momento, afferma infine l'economista statunitense, di discutere a livello mondiale i metodi migliori per promuovere un'alimentazione vegetariana per la razza umana.

Nostro nagozio troverete varie tematiche legate ai diritti delle donne, degli omosessuali e tutto cio’ di cui si parla sempre troppo poco, secondo noi.

Siamo inoltre membre orgogliose della Soka Gakkai Internazionale, organizzazione buddista riconosciuta legalmente in Italia nel 2000 , che promuove su scala mondiale i valori della pace, della cultura e dell'educazione. (www.sgi.org oppue http://www.sgi-italia.org

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